Trentino, Senza una casa, ma il cane non lo abbandoniamo

(11 Marzo 2015) - pubblicato da Lauradex

Alessandro Montaldo ed Elvira Bushuyeva sono aiutati dai servizi sociali «Ci hanno offerto le case di accoglienza, ma l’animale è la nostra famiglia» di Katia Dell’Eva 

03 marzo 2015 - ALTO GARDA. Una comunità maschile per lui, una casa d'accoglienza femminile per lei, il canile per il cane: questa l'ultima proposta che è stata fatta ad Alessandro Montaldo - originario di Torino - e alla moglie Elvira Bushuyeva – russa con cittadinanza italiana - dai servizi sociali. Ma i due coniugi si rifiutano di accettare la separazione, tra loro e da quell'animale a cui sono affezionati come ad un qualsiasi altro membro della famiglia. Si sono mobilitati, si sono rivolti a diverse autorità, dall'assessore Tarcisio Michelotti, responsabile dell'affidamento delle case Itea, al presidente della Comunità di Valle, Salvador Valandro, ma, per ora, sembrano non esistere alternative alle case di accoglienza. «In Italia io non ho altri parenti, ho solo loro: mio marito, mia figlia ventunenne che studia e vive a Torino e Lilly, che è come una seconda figlia, per me», ribadisce Elvira.

La drastica soluzione arriva dopo anni di difficoltà: sette anni di lavori saltuari, in cui, per pagare l'affitto di circa 600 euro mensili più le spese, lui ha svolto i più disparati impieghi stagionali, mentre lei arrotondava come badante o come sarta, seguiti poi, complice la crisi, da due anni di completa disoccupazione. Ed è in quest'ultimo biennio (a causa soprattutto della crisi economica) che trovare i soldi per la casa è diventato un problema. Così, mentre le lettere di sfratto si accumulavano, mancavano le garanzie (quell'impiego o quel reddito stabile che quasi ogni privato richiede come prerequisito di locazione) per spostarsi in un alloggio più economico. Pare che a nulla sia servito anche lo stanziamento, da parte dei servizi sociali, di un reddito di garanzia: «Se ti presenti per un appartamento e mostri un reddito di garanzia, nessun privato te l'affitta, perché sa che, pagata la cauzione e qualche mese, i soldi poi non ci sono più», sostengono i due. E quindi, mentre la loro presenza nelle graduatorie per le case Itea è da sempre inesistente - poiché, al momento in cui l'uomo lavorava, il reddito appariva troppo alto, mentre oggi, a causa dello sfratto per morosità, la famiglia non è candidabile per l'assegnazione di un alloggio -, si è arrivati, due settimane fa, allo sfratto definitivo, al non avere più un tetto sopra la testa.

«Noi chiediamo una casa, anche di 50 metri quadri, dove poter stare insieme; oppure un lavoro, per poterci rimettere in piedi da soli, ma non abbiamo intenzione di dividerci».

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