Rho-Pero, Chi ha ucciso il leone Cecil sapeva cosa stava facendo

(07 Agosto 2015) - pubblicato da Redazione

Georges El Badaoui, console in Italia dello Zimbabwe, è intervenuto a Expo e ha parlato del bracconiere americano ricercato e per il quale è stata chiesta l'estradizione. Secondo il diplomatico la scelta è stata precisa e non c'è stato alcun errore: voleva l'animale con la criniera nera

 

Rho-Pero, 6 agosto 2015 -  Chi ha ucciso il leone Cecil sapeva cosa stava facendo. Lo ha detto Georges El Badaoui, console in Italia della Repubblica dello Zimbabwe, Paese dove viveva il leone simbolo dell'Africa ucciso dal dentista statunitense Walter Palmer, finito nel mirino delle proteste da tutto il mondo. A margine della presentazione dello zebra burger, il panino con carne di zebra nello spazio del Paese africano nel cluster dei cereali, il console ha chiarito che "a parte il fatto di essere il leone più famoso dell'Africa, il leone con la cresta nera protetto e oggetto di studi, che quindi rappresentava un'icona dello Zimbabwe, è stato assassinato con una freccia e lasciato soffrire per 40 ore".

 Per ricordare il leone Cecil nello spazio dello Zimbabwe a Expo hanno stampato una cartolina con su scritto "Cecil, l'icona dello Zimbabwe, l'amato leone dell'Africa, ci mancherai" sopra una foto dell'animale con la sua famiglia e un cuoricino disegnato. "Chiediamo giustizia per la morte di Cecil - è scritto sul retro - il leone protetto ucciso da Walter Palmer per divertimento. Questa è per ricordarlo".  "La gente ci dice 'voi macellate anche le zebre' - ha aggiunto il console rispondendo a chi critica - ma non possiamo ragionare così, sono due cose totalmente diverse. Questo è un leone che è stato assassinato, i leoni sono protetti, il signore che l'ha ucciso l'ha fatto sapendo che era protetto, voleva quel leone. L'ha fatto uscire dalla riserva usando una preda. In Zimbabwe c'è la caccia legalizzata ma serve per mantenere l'equilibrio in natura, come qui se non si va a caccia di cinghiali ce li troviamo in giro".  

Lo Zimbabwe ha chiesto l'estradizione per il cacciatore improvvisato: "Sappiamo che in America hanno raccolto 150mila firme per riportarlo in Zimbabwe. Il nostro è un Paese che rispetta davvero gli 
animali, tanti diranno che non è vero ma soltanto per questioni politiche, con Cecil, però, la politica non c'entra nulla"ha concluso il console. Prima dell'intervento del diplomatico avevano parlato con i giornalisti anche gli addetti allo stand del Paese africano. E a chi chiedeva che cosa avrebbero potuto dire agli animalisti, questi avevano risposto: "Li aspettiamo volentieri se hanno qualcosa da dirci. Lo Zimbabwe non ha mica ammazzato l'animale che é stato invece ucciso da un bracconiere. Si sa chi è, si sa dove è, da noi rischia 15 anni di prigione. Lo Zimbabwe condanna tutto il bracconaggio. La morte del leone non deve influire sulla nostra offerta di carne di zebra e coccodrillo d'allevamento". Così lo staff del padiglione dello Zimbabwe ha chiarito oggi la propria posizione in merito all'uccisione di Cecil.

Fonte: quotidiano.net



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